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FEDRA

Un monologo di rara intensità su cui Elisabetta Pozzi lavora con il contraltista Maurizio Rippa

: : biografia

Ghiannis Ritsos

Nato a Monemvasìa [Peloponneso] nel 1909. Comunista, prese parte alla resistenza antinazista. Nel 1948-1952 subì il campo di concentramento e il confino. Dopo il colpo di stato del 1967 fu nuovamente deportato e torturato. Solo in seguito alla protesta internazionale fu posto, gravemente malato, in libertà vigilata a Samos. Nel 1977 ricevette il premio lenin. L'esordio di Ritsos risale alla raccolta Trattori (1934), in cui prevalgono le tinte fosche e un crepuscolarismo di maniera. Nel 1936 la sua poesia ha una svolta: il poema Epitaffio ispirato alla morte di un manifestante, chiude una prima fase del suo lavoro. Testi come Lo straniero, quasi contemporanei, mostrano accanto ai segni della sua adesione alla poesia d'avanguardia, un uso più frequente del processo analogico e associativo, e una preferenza per temi più luminosi e sereni. Durante la dittatura di Metaxas, La canzone per mia sorella (1937) fu letta come un testo di resistenza passiva. Gli anni della guerra civile e delle persecuzioni politiche suggerirono a Ritsos poesie nelle quali afferma ostinatamente la sua fede nell'uomo e denuncia l'oppressione: Epitaffio e Makronissos (1957). Un nuovo ciclo ha inizio con La sonata al chiaro di luna (1956): ampio monologo rivolto a una persona che tace. L'andamento discorsivo, che punta sulla durata e sull'accumulazione, trova sbocco in questo modulo larvatamente teatrale, che sarà ulteriormente valorizzato grazie a nuovi temi: in Filottete, Crisotemi, Elena, Ismene, Oreste. la memoria del poeta si identifica con quella dei personaggi mitologici, in cerca di una perennità del mondo greco.
Da ricordare anche alcune sue poesie brevi, molto incisive: Diciotto canzonette per la patria amara, Dodici poesie per Kavafis, Portineria, Poesie di carta.







Elisabetta Pozzi
, ha debuttato a diciassette anni ne Il fu Mattia Pascal
di Pirandello, regia di Luigi Squarzina (1974) accanto a Giorgio Albertazzi,
con cui ha lavorato in molti spettacoli tra cui Peer Gynt e Antonio e Cleopatra.
Attiva soprattutto in teatro, ha lavorato anche in cinema e TV; dal 1979 è
nell'ensemble del Teatro di Genova dove lavora tra l'altro in Re Nicolò
di Wedekind, Le tre sorelle di Cecov, Terra sconosciuta di Schnitzler, ne La
putta onorata e La buona moglie di Goldoni e in Arden di Feversham per il quale
ottiene il Premio UBU. In seguito lavora tra gli altri con Jonathan Miller (Misura
per misura, 1987) e Aldo Trionfo (Francesca da Rimini, 1988) e nel 1988-89 al
Teatro di Genova trionfa con Giacomo, il prepotente di Giuseppe Manfridi. Nel
1989 prende parte alla produzione del Teatro Stabile di Parma (allora Collettivo)
de Il Gabbiano di Anton Checov, regia di Walter Le Moli. Tra i suoi maggiori
spettacoli del decennio 1990-2000: I serpenti della pioggia di Enquist, regia
di Franco Però (1990), per il quale ottiene ancora il Premio UBU, Zio
Vanja di Cechov regia di Peter Stein (1996) e Il lutto si addice a Elettra di
O'Neill per la regia di Luca Ronconi (1997), per cui ha ottenuto il Premio Ubu,
Max Gericke di Manfred Karge per la regia di Walter Le Moli e Adelchi (in cui
era al fianco di Carmelo Bene); recentemente è stata Amleto per la regia
di Walter Le Moli.


 

 

   

:: Descrizione spettacolo

Fedra fa parte di Quarta dimensione, ciclo di monologhi di ispirazione mitologica composto dal poeta greco Ghiannis Ritsos durante l’esilio a cui fu costretto dalla dittatura dei colonnelli alla fine degli anni ’60. Si tratta di un’operazione profonda di attualizzazione del mito che il poeta greco ridisegna secondo tematiche e situazioni propri della quotidianità, rendendolo quanto mai vicino, umano e contemporaneo.
La Fedra di Ritsos esplora i turbamenti contrastanti di una donna vittima delle proprie passioni e dei sensi di colpa che ne scaturiscono, un monologo di rara intensità su cui Elisabetta Pozzi lavora unendo la propria voce a quella del contraltista Maurizio Rippa, alla musica di Daniele D’Angelo e utilizzando tecnologie audio elaborate da Andrea Macchia che aiutano a portare allo scoperto e alla nostra percezione il mondo di suoni occulto, sotterraneo o, a volte, estraneo e lontano, in cui vive Fedra.
“Le parole arrivano da un passato lontanissimo - sottolinea Elisabetta Pozzi - e nello stesso tempo sono invase, impregnate del mondo di Ritsos, così quotidiano, così contemporaneo. Fedra è morta da 2000 anni ma è continuamente risorta nei secoli e Ritsos la pone in uno spazio-tempo non identificabile che ci contiene e appartiene a tutti noi. Forse per questo le sue parole ci arrivano così dirette, semplici, profonde, evocano fantasmi di passioni, di dolori che tutti abbiamo provato, raccontano deliri che non ci sono mai estranei. La sua voce è la nostra voce in mezzo a vie piene di traffico, con sirene che risuonano in lontananza o in luoghi deserti, con insetti che ci ronzano sulle teste o dentro ad appartamenti pieni di elettrodomestici che prendono a vivere insieme a noi.”

Palazzo dei Congressi - 19/07/03- 21,30

: : Cast
sabato 19 e domenica 20 luglio

FEDRA

di Ghiannis Ritsos

con Elisabetta Pozzi

regia di Francesco Tavassi