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URI CAINE & DAVID GILMORE
Uri Caine e David Gilmore impegnati a eseguire Dichteri Liebe op. 48 di Robert Schumann

:: Descrizione spettacolo
Robert Schumann ( Zwickau, Germania 1810 – Endenich, Germania 1856 ) possedeva una notevole predisposizione verso la letteratura. Per qualche tempo fu addirittura incerto su quale fosse veramente la sua vocazione, quella del musicista o quella dello scrittore, per non parlare della sua attività di critico. “Ciò che sono realmente ancora lo ignoro.” annoterà nel suo diario all’età di diciassette anni. “Se sono poeta – e poeta si può solo essere, non puoi diventarlo – questo lo decideranno solo i posteri.”. Fin da giovane usava scrivere poesie e la sua passione per Jean Paul, Joseph Eichendorff, E.T.A. Hoffmann e Heinrich Heine lo accompagnò per tutta la vita e divenne una caratteristica della sua produzione musicale. Negli ultimi anni, debilitato dalla malattia e spesso impossibilitato nel suo lavoro di musicista, non rinunciò mai a scrivere versi, anzi secondo alcuni osservatori, in quegli anni lo Schumann poeta vale più del musicista. Benché i soggetti letterari e un universo immaginario siano in un modo o nell’altro delle costanti all’interno di molte delle sue opere giovanili per pianoforte, l’affinità verso la componente vocale si concretizzerà nel 1840, l’anno che vede la felice unione con Clara Wieck, peraltro osteggiata dal padre di lei con ogni mezzo, non escluse le vie legali. “Ah Clara, che gioia comporre pezzi per il canto!” si confida con lei Schumann, preso da un impeto febbrile di creatività. Il risultato è stupefacente: nel giro di qualche mese nasceranno più di un centinaio di “Lieder” ( i cicli di “Lieder” e le raccolte dall’Op.24 all’Op.57 ) che sono in definitiva una dichiarazione d’amore nei confronti della sua compagna. “Ah, è più forte di me, vorrei cantare come l’usignolo che va a morire” si può leggere in una lettera datata al 15 maggio di quello stesso anno, opportunamente citato nelle biografie come “l’anno delle canzoni”. Dopo le sue apprezzate escursioni all’interno della musica di Richard Wagner e Gustav Mahler, Uri Caine si accosta ora a Dichterliebe con un’ottica simile: pur mantenendo l’essenza dell’opera, ne esplora le infinite potenzialità di trasformazione, trova chiavi di lettura nascoste per proiettarsi verso il futuro. Le poesie di Heine vengono sostituite da testi improvvisati, vocalismi o semplicemente dal fischiettio del cantante Mark Ledford. Ciò nonostante, grazie alle melodie e alle parti per pianoforte, l’opera resta un ciclo unico ed omogeneo. Naturalmente non si tratta di un’interpretazione tradizionale di Schumann; i “Lieder” vengono riproposti in modo libero e creativo e, al di fuori di alcuni temi prefissati, costituiscono il punto di partenza per lunghe sequenze di improvvisazioni musicali ( come in “Ich will meine Seele tauchen” oppure “Ein Jungling liebt ein Madchen” ). Gli elementi essenziali dei temi rimangono tali, come ad esempio nella ripetizione dell’epilogo del pianoforte di “Am leuchtenden Sommermorgen”, nel finale dell’ultima canzone del ciclo, “Die alten, bosen Lieder”. I “Lieder” di Schumann sono in primo luogo una dichiarazione poetica. Questo potrebbe essere anche il motivo per cui Uri Caine ha scelto di integrare l’opera originale con alcuni testi poetici di autori recenti quali Julie Patton, Naoko Takahashi e la propria madre, Shulamith Wechter Caine che si inseriscono in modo del tutto naturale e coerente alla concezione originaria dell’opera. Lo stesso vale anche per i moderni interventi della chitarra di David Gilmore ( già collaboratore di Steve Coleman, Trilok Gurtu, Don Byron, Lost Tribe, Greg Osby, Cassandra Wilson…) in continua metamorfosi, o le improvvisazioni vocali di David Moss ( Golden Palominos, John Zorn, Bill Laswell, Arto Lindsay…) fondamentali nel conferire alle canzoni come “Im Rhein, im heiligen Strome” una nuova peculiarità sonora, che va ad accentuare il lato drammatico già presente nella versione originale. Come nell’ultimo pezzo di “Kinderszenen” , Caine lascia che “il poeta parli”, un approccio che riprende la filosofia che già aveva ispirato Schumann in Dichterliebe. I quattro movimenti del Quartetto per pianoforte op. 47 scritti nel 1842, anno in cui l’energia creativa di Schumann era indirizzata quasi del tutto verso la musica da camera, si alternano quindi con i “Lieder” di Dichterliebe. Come il Quintetto per piano, anche questi furono dedicati a Clara e la musica dell’ultimo movimento esprime ciò che Schumann denominò Fugenpassion, con riferimento proprio a quella passione che Clara e lui stesso avevano provato nello studio e nell’interpretazione delle fughe di Bach. Interpretato dall’ensemble La Gaia Scienza ( Federica Valli, Stefano Barneschi e Paolo Beschi che già registrarono per Winter & Winter i trii per piano di Schubert ) e dal violinista Marco Bianchi, tutti usando strumenti d’epoca, il Quartetto per piano di Schumann fornisce un sorprendente contrappunto al rifacimento di Dichterliebe da parte di Uri Caine. Sia che siano interpretati in modo ortodosso oppure libero, ambedue sono dedicati a Clara e sono, con o senza parole, senza dubbio l’opera di un poeta.
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Palazzo dei Congressi - 03/01/04- 21
| : : Cast |
URI CAINE ENSEMBLE
Uri Caine pianoforte
Shulamit Caine, poetessa
Julie Patton, poetessa
Mark Ledford, voce e canto
David Gilmore, chitarrista
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