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Gala Concerto di JOSE' CARRERAS

di Matteo Pappalardo

La personalità

Straordinaria voce e splendida presenza scenica: non è mancato proprio niente a José Carreras per diventare uno dei più amati ed apprezzati tenori della scena mondiale. L'artista spagnolo (è nato nel 1946 a Barcellona, la capitale della Catalogna) riesce, infatti, a coniugare un'eccezionale potenza vocale e una dolcezza di timbro inconfondibile, tali da renderne le interpretazioni indimenticabili. Da rimarcare, poi, la purezza del fraseggio (dote assai rara, questa) che è capace di mantenere in ogni circostanza, qualunque sia il ruolo e l'opera che porta sulla scena. L'esigenza fisica di cantare, di cui parla spesso nelle interviste, accompagnò fin da bambino Josep (la versione in catalano del suo nome): da qui, le lezioni di canto e di pianoforte con Magda Prunera, la madre di un suo amico di giochi; e lo studio presso il locale Conservatorio di Musica. Proprio a quegli anni (esattamente al 1955, quando aveva apppena otto anni) risale la sua prima esibizione in pubblico, cantando "La donna è mobile" dal "Rigoletto" verdiano alla Radio nazionale spagnola.
A tutto ciò non possiamo non aggiungere, sottolineandolo, l'impegno costante a favore della ricerca contro la leucemia, la terribile malattia che lo ha colpito quando era quarantenne e dalla quale è riuscito a guarire: da più di dieci anni ha costituito una Fondazione - la José Carreras International Leukemia Foundation - per la quale molto ha fatto e moltissimo ancora intende fare, sensibilizzando l'opinione di tutto il mondo. Anche la fortunatissima formula dei Tre Tenori - che vede Carreras protagonista, insieme con Placido Domingo e Luciano Pavarotti, di seguitissimi recitals in tutti i più grandi teatri e nelle più belle piazze del mondo - , inizialmente pensata per i Campionati mondiali di calcio "Italia '90" ma poi proseguita a furor di popolo (e - perché no? - di discografici ed organizzatori), ha contributo in modo significativo alla causa della Fondazione che porta il suo nome.

La carriera

Sono Juan Ruax e Montserrat Caballé i "padrini" artistici di Carreras. Col primo egli si perfezionò (dopo avere studiato inizialmente con Francisco Puig); la Caballè, invece, dopo averlo notato come Flavio in "Norma" di Bellini (il primo ruolo da tenore per Carreras, al Liceo), lo volle al suo fianco (come Gennaro) in "Lucrezia Borgia" di Donizetti. Era l'inizio di una splendida carriera: di lì a poco avrebbe conquistato i principali templi dell'opera di tutto il mondo. L'Opera di Stato di Vienna, come Duca di Mantova nel "Rigoletto" di Verdi (1974); il London's Royal Opera House, come Alfredo ne "La Traviata" di Verdi (1974); il New York Metropolitan Opera, come Cavaradossi in "Tosca" di Puccini (1974); e, l'anno successivo, La Scala di Milano, come Riccardo nel "Ballo in maschera", ancora di Verdi. Sono solamente alcune delle più importanti affermazioni di Carreras, capace di dare spessore vocale ed interpretativo ai ruoli ed ai personaggi operistici più impegnativi. Dopo il lungo periodo che lo ha visto combattere con tutte le proprie forze (<e con l'aiuto di Dio>, è solito ripetere) la leucemia che lo aveva colpito, è tornato progressivamente ai vertici del panorama lirico internazionale. E il progetto dei "Tre Tenori" (a cui abbiamo già fatto accenno), sperimentato con successo nell'estate del 1990, ha dato il "la" (è proprio il caso di dirlo!) alla sua definitiva (re)consacrazione. Numerose e di ottimo livello, inoltre, le incisioni di melodrammi (diretto dai più grandi direttori e con le più prestigiose orchestre) e di arie, romanze e canzoni napoletane.

La curiosità

Sembra che abbia influito non poco a fare appassionare alla lirica il piccolo José la visione del film sulla vita di Enrico Caruso ("Il grande Caruso"), interpretato dal tenore italiano Mario Lanza: tornato a casa, cantò tutte le arie che Lanza aveva interpretato nella famosa pellicola. L'aria preferita? "La donna è mobile" da "Rigoletto", naturalmente!