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Albertazzi Giorgio
| E'nato a Fiesole nel 1925. Debutta a Firenze fra
partite di pallone e primi amori ne Il candeliere di De Musset al
Teatro della Meridiana con Bianca Toccafondi, regista F. Enriquez;
interpreta Fessenio nella Calandria di Bibbiena, ed è Soranzo
in Peccato che sia una sgualdrina di Ford, diretto da L. Lucignani,
sempre a Firenze, dove L. Visconti - che prepara Troilo e Cressida
di Shakespeare a Boboli - lo vede e lo scrittura per il ruolo di
Alessandro, paggio di Cressida (Rina Morelli), in una famosa edizione
(1949) che allineava, oltre Gassman, De Lullo, Stoppa, Ricci, Tofano,
Elena Zareschi e Memo Benassi. È sempre Visconti a procurargli
la scrittura nella compagnia del Teatro Nazionale diretta da G.
Salvini (1950-52), dove recita in Detective story di Kingsley, La
signora non è da bruciare di Fry, Peer Gynt di Ibsen ed è
il protagonista del Faustino di Dino Terra. Il successo arriva con
Il seduttore di Fabbri nella tournée americana della Ricci-Magni-Proclemer-Albertazzi-Buazzelli.
Con la compagnia, dalla quale si stacca per dar vita nel '56 alla
ditta Proclemer-Albertazzi, interpreta anche il Matto nel Re Lear
e il regista ne La ragazza di |
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| campagna di Odets. Fra i tanti successi della ventennale
ditta, dove ha modo di imporre la sua recitazione moderna e graffiante,
ispirata e medianica creando con la Proclemer una delle coppie più
seguite dal pubblico e dalla critica: una memorabile Figlia di Iorio
di D'Annunzio e L'uovo di Marceau (1957), Requiem per una monaca
di Faulkner-Camus e Spettri di Ibsen (1958), I sequestrati di Altona
di Sartre (1960), Amleto, diretto prima da Franck Hauser poi da
Zeffirelli (1963), Dopo la caduta di Miller (1967), La fastidiosa
(1965) e Pietà di novembre di Brusati (1967); dirige Come
tu mi vuoi (1967) di Pirandello e il suo discusso Pilato sempre
(1971); per una stagione la compagnia si era associata allo Stabile
di Genova (Maria Stuarda di Schiller, con la Brignone nel ruolo
di Elisabetta) dove, staccatosi dalla Proclemer, sarà protagonista
del Fu Mattia Pascal da Pirandello ridotto da Kezich (1974); da
qui derivano le grandi interpretazioni fra vita e teatro quali Riccardo
III, Re Nicolò di Wedekind, Enrico IV di Pirandello (1982,
regia di Calenda), Le memorie di Adriano dal romanzo della Yourcenar,
regia di Scaparro (ripreso per più stagioni), La lezione
di Ionesco, a Spoleto, regia di Marcucci, e l'ultimo Giacomo Casanova
comédien filosofo, libertino, viaggiatore, avventuriero di
voce, fantasie, divertimenti e angosce diretto da Scaparro all'Olimpico
di Vicenza (1997). Fra i pionieri della tv, seduce il primo pubblico
televisivo con Delitto e castigo, Romeo e Giulietta, I capricci
di Marianna di De Musset, Come le foglie di Giacosa, Liliom di Molnár
e l'indimenticabile Idiota da Dostoevskij, diretto da G. Vaccari.
Lettore di fascino e di carisma, spazia dalla novella (Palazzeschi,
Mann, Checov, Maupassant, Pirandello) all'Inferno di Dante. In cinema
da un giovanile Lorenzaccio di Poggioli passa a L'anno scorso a
Marienbad di Resnais e al suo Gradiva. Giorgio Albertazzi è
direttore artistico di Taormina Arte - Teatro. |
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