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Falstaff ha sedotto Giorgio Albertazzi e Gigi ProiettiUn duo d'eccezione per un Falstaff pronto a stupire. Per Albertazzi sarà il suo tredicesimo Shakespeare. Anzi il quattordicesimo, se si considera un film con Michael Simon. Per Gigi è la prima volta con Giorgio. Una regia, la sua, pronta a sperimentare. Lo dice lo stesso Albertazzi: "Gigi mi piace e mi piace la sua vitalità e la sua fantasia. Giocheremo a fare il teatro con le allegre comari di Windsor". The merry wifes of Windsor (1601) non sarà un Falstaff 'minore'. Perché Falstaff? Risponde Albertazzi: "la leggerezza della burla e la filosofia di Falstaff, la sua corposità rotonda ed epicurea mi hanno sedotto". Così Albertazzi reincontra William Shakespeare. Una nuova sfida teatrale la sua, nel suo stile 'indomito'. Lo fa accompagnato da un cast di primordine. Per il testo l'autore della traduzione e dell'adattamento è Angelo Dallagiacoma. Con lui Albertazzi, anni fa, aveva già lavorato in un Amleto. Appena compare sulla scena elisabettiana (nella prima parte dell'Enrico IV) Falstaff conquista il pubblico. Ed è la regina Elisabetta in persona che dopo quella sera lo rivuole in scena e chiede a Shakespeare di coinvolgerlo, questa volta, in una storia d'amore, anziché nelle vicende militari dell'Enrico IV. Giorgio Albertazzi e Gigi Proietti hanno lavorato assieme per un nuovo Falstaff che vuol lasciare il segno. Albertazzi traccia il suo identikit: "E' spirito e materia, angelo e diavolo, magnifico nel suo prescindere sia dalla morale che dall'onore. Forse soltanto Amleto gli tiene testa come oggetto di occasioni critiche e di ipotesi mitiche: entrambi sono all'estremo del testo scritto, del teatro possibile e forse oltre. Amleto è un'ipotesi, Falstaff è una conclusione, attraverso il miles gloriosus, le moralities medievali, la vanità, la dissipazione, la gola, la fantasia". Il resto lo sapremo dopo l'apertura del sipario. |
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