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Confessione
di un pentito
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Confessare il male. La solitudine di una sala radiofonica, la
presenza di una tecnologia priva di sensibilità, il rapporto
con una voce senza immagini, forniscono a "Confessione di un
pentito" la ricetta per una piéce teatrale fuori dal
teatro.
Un attore, in una sala di registrazione radiofonica, deve compiere
la solita routine: un reportage di cronaca trasformato in proposta
drammaturgica da autore nuovo. L'autore però, invece di lanciarsi
di un atto d'accusa contro un criminale mafioso che confessa le
sue colpe, si pone dalla parte del "pentito", entra nel
suo cervello e giustifica come "ciò che si deve fare"
tutto il percorso della sua vita, il suo comportamento, le sue conclusioni.
L'attore rifiuta istintivamente questa forma letteraria e ipocritamente
poetica che possa far accettare un comportamento delinquenziale.
Ma a poco a poco comincia a entrare nel gioco, a comprendere quanto
sia drammatica la banalità del male, a comprendere come la
sua fantasia d'artista lo possa |
| guidare anche in un terreno che vorrebbe rifiutare
e l'ambiente si muta, la realtà si trasfigura diventando
ancora più agghiacciante, affiorano le vere lacerazioni dell'anima,
la tragedia dell'impossibilità di cancellare il male. |
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