|
|
Le Cinque Rose
di Jennifer
Cinque rose per una manciata di tenerezza
Nasce dalla volontà principale di mettere in scena un testo
di drammaturgia italiana, recente ma già divenuto un piccolo
classico. Mai più rappresentato dalla morte dell'autore,
avvenuta nel settembre '86, "Le cinque rose di Jennifer"
è, forse, il testo più rappresentativo del drammaturgo
napoletano. In realtà lui stesso non aveva previsto il successo
che questo testo riscosse nelle due edizioni da lui allestite. I
motivi di tale successo sono da ricercare nella struttura e nel
linguaggio. |
|
(Luca De Bei - Luca Lionello)
|
L'aver sapientemente miscelato il genere "noir" con
la commedia, il dramma e il thriller fa sì che ancora oggi
"Le cinque rose
" sia un testo di un interesse e
di un'attualità sconcertante.
"Penso, però - dice il regista Enrico Maria Lamanna
- che, se qualcosa è mutato in questi anni è forse
una certa immagine collettiva del travestito ed è per questo
che ho deciso di affidare i due ruoli della piéce a due attori
che, e questo lo considero sicuramente un punto a favore dello spettacolo,
apparendo en travesti, potranno sorprendere a tal punto il pubblico
da rendere di conseguenza l'intera vicenda più universale
che realistica". Anche il linguaggio del testo, così
dichiaratamente partenopeo, passerà attraverso il filtro
della lingua di due attori che, pur avendo un background napoletano,
napoletani non sono.
Il testo , rispetto all'ultima edizione del '86, subirà poche
variazioni: ad esempio la radio libera, che Jennifer ascolta sarà
sempre "Enola Gay", ma con un tocco più rocchettaro
ed internazionale. Vi sarà sempre Mina, eletta regina dei
travestiti, ma questa volta vista come un volersi attaccare, da
una parte di Jennifer, in modo fiducioso ad un passato che non ritorna.
Le due protagoniste rimarranno sempre due corpi alla ricerca disperata
di una "voglia di tenerezza" che tarda a venire. |
|
Annibale Ruccello (1956-1986)
Se c'è qualcuno in Italia di cui si è
sinceramente e dall'intero mondo del teatro, compianta la morte,
questo è Annibale Ruccello, giovane autore napoletano scomparso
a trent'anni, alle soglie di un ampio successo artistico.
Ruccello ha lasciato pochi testi, tuttora messi in scena, tra
cui un piccolo capolavoro come Ferdinando andato in scena per
più stagioni, ripreso da un altro regista e una diversa
protagonista (Mario Missiroli e Ida Di Benedetto), trasformato
in film da Memè Perlini e infine riproposto secondo l'originale
regia dell'autore da Isa Danieli, l'attrice per cui era stato
inizialmente scritto.
Era un autore non subalterno al potere, attento ai rapporti interpersonali,
ambizioso e abile e tuttavia "umano", capace di farsi
strada dalla periferia di Castellammare fino alla capitale unicamente
per le sue qualità artistiche.
Formatosi alla scuola di Roberto De Simone, laureato in antropologia
con una tesi su La cantata dei pastori di Andrea Perrucci, fu
tra i primi ad inventarsi una lingua che mescolava tradizione
barocca, contaminazioni dell'hinterland, analfabetismi
|
|
|
di derivazione televisiva; tra i primi ad indagare sulle profonde
mutazioni culturali causate dalla perdita degli antichi rituali
e sulla corruzione del linguaggio indotta dai media.
I personaggi inventati da Ruccello, Jennifer, Adriana, Ida, Anna
Cappelli fino a Clotilde protagonista di Ferdinando, portatori
di una insanabile ferita alla propria memoria, sono protagonisti
di metafore amare, aspre e attuali: la tradizione come malattia
nostalgica, un sogno che compare come la carrozza fantasmatica
del principe di San Severo, e un "nuovo" che avanza
con il volto della sopraffazione e della barbarie. Le cinque rose
di Jennifer è del 1980.
|
|